Web blocking

Il web blocking si indirizza verso i contenuti online, può essere limitato al singolo contenuto, alla pagina web oppure all’intero sito. Il notice and takedown in Europa è stato esteso a comprendere differenti tecniche di rimozione dei contenuti o anche alternative, per cui si parla di notice and action, e questo nonostante la direttiva ecommerce europea (direttiva 2000/31/CE, art. 14) parli chiaramente di disabilitazione dell’accesso alle informazioni e mai dell’accesso al sito.

Ricorda di citare la fonte: https://www.valigiablu.it/da-acta-alla-delibera-agcom-il-lobbismo-per-il-copyright-online/


Un nuovo studio sulla pirateria della Northeastern University di Boston dimostra che la censura, il blocco o il sequestro dei domini dei siti “pirata” è inefficace.

I ricercatori hanno analizzato le attuali forme di tutela del copyright, sia la rimozione del singolo file (2500 file al giorno per Megaupload), sia la confisca dei nomi a dominio. Ulteriori strumenti sono allo studio, come la rimozione di interi siti stranieri invece del solo file illecito, come previsto da SOPA.
I ricercatori dell’università di Boston hanno esaminato la disponibilità di file sui cosiddetti OCH (one click hoster come Raspidshare, Hotfile, Mediafire, Megaupload), cioè quei siti che consentono il caricamento di grandi file, generalmente definiti cyberlockers in quanto il file rimane segreto fintanto che il relativo url non viene condiviso con altri, consentendo lo scaricamento del file.

Il 26 novembre 2013 l’avvocato generale Villalon ha presentato le sue conclusioni nel procedimento C-314-12 dinanzi alla Corte di Giustizia Europea. È piuttosto interessante notare che vari articoli, su giornali e online, di commento al documento si sono soffermati su un aspetto tutto sommato marginale, sostenendo che l’Europa fosse, quindi, favorevole al blocco dei siti web. Come a sottintendere che, finalmente, c’è il “via libera” dell’Europa!
In realtà anche se questo è il primo caso nel quale la Corte europea si occupa specificamente di web blocking (prima andavano di moda i 3 strikes, poi si è scoperto che sono del tutto inefficaci), bisogna ricordare che i provvedimenti di blocco di siti web sono ormai pratica comune in vari paesi europei, tra i quali l’Italia si mostra, purtroppo, particolarmente attiva, insieme alla Gran Bretagna. In molti paesi (es. in Svizzera su pressioni dell’USTR americano) si stanno avviando riforme per introdurre tali tipi di provvedimenti. La vera novità delle conclusioni dell’avvocato generale è data piuttosto, come sottolineato da Marco Bellezza e Innocenzo Genna, dai paletti che Villalon pone a questo tipo di provvedimenti inibitori.

Prima di analizzare le argomentazioni dell’avvocato generale occorre, però, premettere che pur trattandosi di un parere importante, e che in genere le conclusioni dell’avvocato generale vengono riprese in sentenza, si tratta comunque di conclusioni che la Corte potrebbe non accogliere o farlo parzialmente, anche se nel caso specifico risulta difficile poiché si rifanno ampiamente a precedenti decisioni della medesima Corte.