Net Art

Con il termine Internet art, alla quale ci si riferisce anche con Net art, ci si riferisce ad una disciplina artistica contemporanea volta a creare opere d’arte con, per e nella rete Internet[1]. Tale forma d’arte ha aggirato il tradizionale dominio del circuito di Gallerie e Musei, demandando il ruolo principale dell’esperienza della fruizione estetica ad internet o ad altre reti telematiche. In molti casi, la visione dell’opera è disgregata in particolari specie di interazione con il lavoro artistico. Gli artisti che lavorano in questo modo sono spesso chiamati net artist.

Esistono però diverse tipologie di lavori digitali che seppur creati per la rete non possono essere definiti opere di net art. Per questo motivo è necessario rintracciare alcuni elementi essenziali che rendono riconoscibile un’opera di Net art. Caratteri di un’opera di net.art sono:

  • creati con linguaggio di programmazione e software
  • l’intenzione artistica/estetica e di connessione fra più contenuti multimediali;
  • l’interattività come elemento essenziale ma non sempre necessario;
  • la fruibilità globale -l’accesso ad un’opera di Net.Art deve essere possibile da qualsiasi connessione ad Internet-;
  • l’essere open source -modificabile da chiunque (in alcuni casi)

Un noto teorico, Lev Manovich, della net.art dice che è “la materializzazione dei social networks sulla comunicazione su internet”. Infatti il gruppo precursore di questo movimento artistico è stato in grado di creare un genere artistico soprattutto attraverso la sua capacità di fare network e di connettere programmatori di tutto il mondo intorno ad una pratica creativa ma anche ironica. La net.art infatti ha giocato molto con la parodia, con l’errore e con la destrutturazione delle pagine web.

Oggi possiamo affermare che il movimento artistico della net.art (come movimento e non come forma artistica) si va spegnendo. Il senso di quel movimento veniva evidenziato dal fatto che solo in quegli anni il Web entrava per la prima volta nell’uso comune di milioni di persone che iniziavano a sperimentare il nuovo medium. Negli anni che vanno dal 94 al 2004 circa infatti si è vissuto un fermento in questo campo che ha prodotto quella che è divenuta una forma di arte.

Si può peraltro affermare che è ambiguo identificare in modo totale il termine “net art” con l’area artistica che ha usato “net.art” come etichetta per le proprie azioni.
Il termine “net art” potrebbe infatti includere al suo interno non soltanto i lavori di “net.art”, ma anche una più vasta area di lavori che hanno usato le reti telematiche fin dalla fine degli anni Settanta in senso artistico all’interno di musei e istituzioni del sistema dell’arte ufficiale.
Secondo alcuni può addirittura essere considerata una forma di “net art” la creazione delle stesse prime reti telematiche negli anni Sessanta.
Se poi si estende il concetto di “net art” all’arte del fare network, si possono trovare molte anticipazioni nel Novecento a tale attitudine in campo artistico, non solo di tipo tecnologico, ma prioritariamente di tipo relazionale, comunicative e con una spiccata attitudine critica e controculturale.
Alla radice delle opere di net art, così come di net.art, vi è una fondamentale volontà di sovvertire i paradigmi dell’estetica tradizionale, così come del sistema economico fondato sul concetto di proprietà privata.
In tal senso si può trovare un’analogia tra il significato della cosiddetta ” hacker art” e una specifica interpretazione del senso del termine “net art”.

The idea of art post-internet was born in the wake of Internet Art, which gained significant traction in the early- to mid-2000s. Much like Internet Art, the postinternet art movement has roots in Dada, Fluxus, and exploration of net culture in general. Unlike Internet Art, postinternet art is less heavily influenced, at least in form, by telematic art, being more concerned in commenting on communications technology (the internet) than in being medium-native to the internet.[5]

Works created within the postinternet paradigm often shares the aesthetics of the Internet Art, net.art[6] and DataDada Art.[7] It differs in that it does not use the internet only as a tool to produce art, but addresses the internet as a force that has altered social structures in both digital and physical spaces.[8] Postinternet art is not necessarily art produced on the internet, but art that reflects the internet and the internet’s effects on culture and society.

Postinternet art has gained some attention because of Petra Cortright‘s work, BRIDAL SHOWER[9][10] and notably also Katja Novitskova‘s work, Post Internet Survival Guide[11]. Postinternet art by Harm van den Dorpel has been covered on the Creators Project.[12] In 2014, LaBeouf, Rönkkö & Turner described their collaborative practice as “partly a response to how post-internet artists were using social media to promote their work and how that promotion became the work.”[13]