Lexicon

Beni immateriali Si tratta di beni incorporei che assurgono propriamente a nuovo bene nel momento in cui si estrinsecano in un elemento materiale e assumono la qualità di bene giuridico allorché riconosciuti dall’ordinamento come oggetto di una tutela specifica. Ciò avviene, per esempio, per le creazioni intellettuali attinenti al mondo della cultura, al mondo della tecnica e all’identità commerciale dell’impresa, a condizione, però, che presentino i requisiti cui la legge subordina l’applicazione della corrispondente normativa. La loro valutazione economica si fonda non sul bene immateriale in quanto tale, ma sulla sua traduzione (mediante pubblicazione, brevettazione o semplice utilizzazione) in una forma dotata di carattere creativo, riproducibile (per la possibilità di separare la creazione intellettuale dal supporto materiale in cui viene incorporata) in un numero indefinito di esemplari. Si tratta di entità che costituiscono nuove forme di ricchezza, tanto da far registrare, con l’evoluzione delle moderne economie capitalistiche, una forte pressione affinché ne venisse riconosciuta la tutela. Nella categoria di beni immateriali rientra anche l’avviamento commerciale.

Derivazióne1 s. f. [dal lat. derivatioonis, der. di derivare «derivare1»]. – 1. L’atto, l’operazione, il fatto di derivare o di essere derivato, e il modo o il processo attraverso cui si deriva (nel sign. trans. e intr. di derivare1): d. d’acqua da un canale; anche in senso concr., canaletto, fossato, tubazione per cui si fa passare l’acqua: si è provveduto all’irrigazione dei campi con alcune derivazioni. E con riferimento alle accezioni fig. del verbo: d. logica di una verità da un’altra; il suo comportamento è una d. diretta dei principî da lui professati; la d. di un corollario da un teorema, da una dimostrazione; nella critica artistica o letteraria, la formazione di stili o modi stilistici, di motivi iconografici e sim. da esempî preesistenti: uno schema di d. giottesca. 2. Con accezioni specifiche: a. In elettrotecnica, connessione di un circuito con un altro fatta con opportuni dispositivi, in modo che parte della corrente inizialmente fluente in quest’ultimo scorra nel primo; anche, il circuito stesso. Nella tecnica telefonica, linea (o altra apparecchiatura) non direttamente collegata a una centrale ma che, mediante opportuno dispositivo, può essere commutata su una linea cosiddetta principale, cioè in collegamento diretto con la centrale. Con riferimento a componenti circuitali (resistori, condensatori, ecc.), collegamento in d., sinon. di collegamento in parallelo. b. In elettrofisiologia, la dislocazione, sul corpo del soggetto da esaminare, degli elettrodi impiegati per la registrazione dei potenziali di azione. c. In matematica, operazione mediante la quale si determina la derivata di una funzione; regole di d., quelle che permettono di calcolare la derivata di una funzione, costruita mediante altre, non appena si conoscano le derivate di queste ultime. d. In statistica, rapporto di d., il rapporto tra la frequenza o intensità di un fenomeno e quella di un altro fenomeno che sia presupposto necessario del primo: per es., il rapporto fra le nascite e la popolazione (quoziente di natalità), o tra il numero dei morti e la popolazione (quoziente di mortalità). 3. In linguistica, processo mediante il quale si crea una forma (tema o parola) da una radice o da una parola preesistente, sia della stessa sia di altra lingua: i modi della d.; la d. del lessico italiano da quello latino. All’interno di una stessa lingua: d. mediante prefisso (per es. diseducare da educare), mediante suffisso (per es. cartiera da carta), mediante prefisso e suffisso (per es. incolonnare da colonna); d. immediata, cioè senza suffisso, soprattutto per la creazione di sostantivi verbali astratti da un verbo (come congiura da congiurare, svago da svagare, ecc.). Nelle lingue moderne, come già nelle antiche, la derivazione è una delle maggiori risorse per l’arricchimento continuo del lessico, ed è operante per la formazione di sostantivi da verbi (spargimento, tessitore, da spargere, tessere), di verbi da sostantivi o aggettivi (annodare, facilitare, da nodo, facile), di sostantivi da aggettivi o da altri sostantivi (sicurezza, drogheria, da sicuro, droga), di aggettivi da sostantivi o da verbi (padronale, notevole, da padrone, notare), di avverbî da aggettivi (abilmente da abile), di verbi, aggettivi, sostantivi da altri di senso contrario (svestire, illogico, disonore, da vestire, logico, onore) e così via. La derivazione va distinta dalla alterazione, la quale, pur attuandosi per mezzo di suffissi (per es. cartaccia da carta), non muta sostanzialmente il sign. fondamentale del vocabolo originario.

Diritti connessi all’esercizio del diritto d’autore. – In aggiunta, o separatamente, alla tutela delle opere creative è prevista la protezione dei risultati derivanti da alcune attività tecnico-artistiche, quali la produzione di dischi, di fotografie non artistiche, di progetti di ingegneria; o ancora l’interpretazione ed esecuzione di opere dell’ingegno da parte di attori o cantanti. Si parla in questo caso di diritti connessi al diritto d’autore, consistenti non nel diritto esclusivo di sfruttare l’opera, ma nel diritto ad un equo compenso da parte di chi tragga beneficio dall’utilizzazione concreta del risultato prodotto dall’autore. Spesso, inoltre, tale diritto è subordinato al rispetto di particolari formalità di deposito o di menzione sui supporti contenenti il frutto dell’attività dell’autore.


Diritto d’autore Il diritto d’autore tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo riguardanti le scienze, la letteratura, la musica, le arti figurative, l’architettura, il teatro, la cinematografia, la radiodiffusione e, da ultimo, i programmi per elaboratore e le banche dati, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. La tutela autoriale non soggiace ad alcun onere di deposito, come invece si richiede per le invenzioni industriali. Il contenuto del diritto d’autore si articola in diritto morale e diritto patrimoniale d’autore, disciplinati entrambi dalla l. n. 633/1941 e successive modifiche e integrazioni.

Diritto morale d’autore. – Il diritto morale d’autore è un diritto personale, inalienabile e intrasmissibile. Si compone di una serie di facoltà, tra cui il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera stessa che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione. Tale diritto è inalienabile e dopo la morte dell’autore può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge, dai figli, e, in loro mancanza, dai genitori e dagli ascendenti e dai discendenti diretti; mancando gli ascendenti e i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti. Il diritto morale d’autore si concreta anche nella facoltà di non pubblicare l’opera (diritto di inedito), di non rivelare la propria identità al momento della pubblicazione dell’opera e di ritirare l’opera dal commercio, quando ricorrano gravi ragioni morali. Dopo la morte dell’autore, il diritto di pubblicare le opere inedite spetta agli eredi o ai legatari delle opere stesse, salvo che l’autore abbia espressamente vietato la pubblicazione o abbia conferito ad altri tale diritto.

Diritto patrimoniale d’autore. – Il diritto patrimoniale d’autore consiste nel diritto esclusivo di sfruttamento economico dell’opera protetta. Si compone di una serie di facoltà, tutte indipendenti tra loro, tra cui la facoltà di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, tradurre in altra lingua o rielaborare l’opera. Tali facoltà spettano, salvo casi particolari, all’autore o ai suoi aventi causa e hanno una durata limitata nel tempo, potendo lo sfruttamento in esclusiva essere esercitato solo per tutta la vita dell’autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte. Diversamente dal diritto morale d’autore, tutte le facoltà componenti il diritto patrimoniale possono formare oggetto di atti di trasferimento, anche separatamente, per mezzo di contratto di licenza o di cessione. Per l’opera letteraria si può ricorrere al contratto di edizione, con cui l’autore concede a un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, a spese e per conto dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno, entro un arco di tempo non superiore a 20 anni dalla consegna del manoscritto completo o dalla sottoscrizione del contratto. Restano fuori della portata del contratto di edizione gli eventuali futuri diritti introdotti con provvedimento normativo successivo rispetto alla conclusione del contratto, o quelli derivanti da un prolungamento della durata della tutela disposto in seguito con legge, che spettano in ogni caso all’autore. La trasmissione dei diritti può essere provata solo per iscritto.

Improprietà:
s. f. [dal lat. tardo impropriĕtas -atis]. – 1. [mancanza di proprietà nell’esprimersi: i. di linguaggio] ≈ imprecisione. ↔ (non com.) grammatica, proprietà (di linguaggio). (pop. inpropietà) s. f. [dal lat. propriĕtasatis, der. di proprius «proprio»]. – 1.a. Qualità propria e particolare che un essere, un corpo, una sostanza (o anche una specie) ha per sua natura e per cui si distingue da altri esseri, corpi, sostanze: p. fisiche, chimiche, farmacologiche, ottiche, organolettiche; le p. generali della materia; le p. dei liquidi, dei solidi, dei cristalli; le p. dei metalli; le p. dell’acqua marina; una delle p. degli acidi; le p. dello zolfo, dell’arsenico, dell’idrogeno; le p. di una pianta; le p. del chinino, della belladonna; p. medicinali, terapeutiche; p. sedative, p. eccitanti di un farmaco; le p. magiche di un’erba, di un filtro (qui si direbbe piuttosto virtù); il mercurio è il solo metallo che abbia la p. di presentarsi, alla temperatura ambiente, allo stato liquido. b.P. formali di un ente matematico, ogni conseguenza logica della definizione dell’ente stesso; così, per es., considerando la proporzione a:b = c:d, una conseguenza, e quindi una proprietà, è la seguente: b c = a d, cioè in una proporzione il prodotto dei medî è uguale a quello degli estremi. Per le proprietà dell’addizione, della moltiplicazione, della divisione e sim. (p. associativa, commutativa, distributiva, ecc.), v. i singoli aggettivi. Per p. caratteristica in teoria degli insiemi, v. insieme, n. 2 b. P. invarianti, le proprietà (per es. di una figura geometrica) che rimangono inalterate qualora si applichi una data trasformazione (così, per un quadrilatero, il fatto di avere i quattro lati uguali è una proprietà invariante per similitudine, mentre non lo è il fatto di avere area unitaria). Sempre in matematica e spec. in geometria, si distingue talvolta fra p. intrinseche, che dipendono solo dall’ente considerato, e p. estrinseche, che dipendono anche dall’ambiente (cioè dallo spazio circostante) e dal modo in cui l’ente è immerso in questo; si distingue anche tra p. globali, che valgono in tutto lo spazio su cui vengono considerate, e p. locali, che valgono soltanto in intorni di punti. c. In filosofia, è in genere sinon. di qualità, di predicato o di attributo, ma viene talora distinto da questi termini per indicare gli aspetti costitutivi e caratteristici della natura di una sostanza. 2. [anche al plur., espressione, formulazione impropria: rilevare alcune i. in uno scritto] ≈ imprecisione, inesattezza. ↑ errore. L’essere inappropriato, detto genericam. della lingua o in partic. di parole e locuzioni: parlare, scrivere una lingua con i., con molta o grande i., con poca p., senza nessuna p.; p. di linguaggio, di espressione; usare una parola con i. di significato; i. di lessico; p. di sintassi. 3.a. Diritto di rubare e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico: difesa, tutela della p., o del diritto di p.; riconoscimento della p.; provare, dimostrare la p. di un bene; rivendicare una p.; la p. del suolo, della terra; p. assoluta; p. individuale, familiare, collettiva; p. privata, contrapp. alla p. pubblica; avere il possesso ma non la p. di un bene (o viceversa); acquisto, cessione della p.; trapasso di p., trasferimento della p. (attraverso una vendita, per eredità, ecc.); abolizione della p. privata; p. personale, negli ordinamenti giuridici socialisti, la proprietà che non può essere collettivizzata e che spetta al cittadino come soggetto privato (è il caso di oggetti di uso personale, del mobilio, dei beni culturali e, in alcuni casi, dei mezzi di trasporto e dell’abitazione); la p. è un furto, traduz. del fr. la propriété c’est le vol, frase usata dallo scrittore politico P.-J. Proudhon in una sua opera famosa, Qu’estce que la propriété? (1840), per significare che la proprietà rende possibile, nello sviluppo storico dei rapporti di produzione, l’alienazione del prodotto dell’altrui lavoro (quella che, nella società capitalistica, sarebbe determinata dall’accumulazione del reddito). Nuda p., in diritto, quella che ha come oggetto un bene gravato da usufrutto (anche in senso concr., il bene stesso, i cui frutti sono goduti non dal proprietario ma dall’usufruttuario: per es., ipoteca su una nuda p.); in matematica finanziaria, nuda p. di un’obbligazione è il suo valore attuale. P. commerciale, diritto del commerciante che ha in locazione un immobile per l’esercizio della sua attività, all’avviamento e alla clientela da lui procurata all’immobile locato (in parte riconosciuta in Italia). P. industriale, diritto dell’inventore alla proprietà dell’invenzione. P. letteraria e artistica, denominazione comune del diritto d’autore nel suo aspetto patrimoniale (v. autore). P. navale, regolata da particolari disposizioni legali e usuali, distinta da ogni altra, per le sue speciali caratteristiche (mobilità, rischio, ecc.), spesso divisa in carature e frazioni di caratura fra diversi comproprietarî. b.Di proprietà, come locuz. aggettivale, appartenente per diritto a: è cosa di mia p., di mia assoluta p.; abita in una villa di sua p.; i beni demaniali sono di p. (o anche sono p., non com. sono in p.) dello stato; i boschi di p. del comune. Per estens., in passato, una carrozza di p., privata, padronale. 4. In senso concr., ogni bene su cui si estenda il diritto di proprietà, rispetto a colui che ne è titolare: p. mobiliare, immobiliare. In partic., bene immobiliare, soprattutto quando sia costituito da fabbricati e terreni: p. urbana, p. edilizia, p. rustica, p. fondiaria o terriera (distinta solitamente – in relazione alla sua estensione, alla sua destinazione economica e sociale, al tipo di sfruttamento – in grande p., media p., piccola p.); i confini d’una p.; acquistare, vendere una p.; possedeva vaste p. in Sicilia; p. bene, o male, amministrata. Nell’uso com., s’intende spesso per proprietà l’immobile in sé (terreni, poderi, tenute), senza un diretto riferimento al suo proprietario: sono p. che rendono poco; p. passive; p. abbandonate; una p. che si estende a perdita d’occhio. 5. Nel linguaggio politico-sindacale, con uso metonimico, la categoria dei proprietarî, chi detiene la proprietà di un’azienda, di una società e sim.: gli operai scioperano contro i licenziamenti preannunciati dalla proprietà. 6. Ricalcati sul fr. propreté (che in quella lingua è però distinto da propriété) sono i sign. di pulizia, decenza, ordine, garbo e sim., con cui la parola è talvolta usata: si vedeva che teneva molto alla proprietà della persona (Cassola); alla pensione si sta realmente bene, per proprietà e vitto (C. E. Gadda); vestire con p.; una casa tenuta con p.; e quello, ant., di decoro: la villeggiatura si deve fare, e ha da essere da par nostro, grandiosa secondo il solito e colla solita proprietà (Goloni).

Libere utilizzazioni. – Quale che sia il tipo di diritto di autore sussistente, l’ordinamento riconosce ai terzi alcune libere utilizzazioni delle opere tutelate. Si tratta di facoltà, tassativamente indicate agli art. 65-71 octies l. 633/1941, realizzabili a prescindere dall’autorizzazione del titolare della tutela, e votate a salvaguardare interessi superiori e generali, quali per es. il diritto di cronaca, di informazione o all’educazione. Tra queste si segnala quella di poter riprodurre per uso personale, e per mezzo di fotocopia o sistema analogo, al massimo il 15% del contenuto di un volume o di un fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità.

Opere collettive. – Se alla realizzazione dell’opera hanno contribuito più soggetti, la protezione autoriale si articola diversamente, a seconda che l’opera sia collettiva, composta o in comunione. La prima è un’opera risultante da un disegno complessivo e organico, che rende l’opera individuabile in quanto tale (per esempio, un’enciclopedia), e da singoli contributi interni. La tutela autoriale, in questo caso, è doppia e riguarda tanto l’opera complessiva, quanto le singole parti che la compongono, se a loro volta connotate da carattere creativo. L’opera composta è un’opera strutturalmente composta da più elementi scindibili, ma fruibile per il suo scopo finale solo se tutte le parti che la compongono sono combinate in modo unitario. È il caso, per esempio, dell’opera lirica o dell’opera cinematografica. A ciascun autore è riconosciuta la titolarità del diritto d’autore sulla propria creazione; regole specifiche, poi, disciplinano la titolarità e l’esercizio del diritto patrimoniale d’autore nel caso di utilizzo combinato delle varie parti. Nell’opera in comunione, invece, i contributi dei partecipanti siano indistinguibili e inscindibili. In questi casi i diritti patrimoniali d’autore sull’intera opera appartengono, salvo diverso accordo, a tutti i coautori in parti uguali.

Plàgio s. m. [dal lat. tardo, giur., plagium, der. del gr. πλάγιον «sotterfugio», neutro sostantivato dell’agg. πλάγιος «obliquo»; in latino il termine aveva il sign. 1, e da esso deriva il sign. 2; il sign. 3 si fa risalire a un uso che di plagiarius si trova in Marziale, il quale in un suo epigramma così qualifica un suo amico poeta che andava leggendo in pubblico i suoi versi spacciandoli per proprî]. – 1. Nel diritto romano, la riduzione di un uomo libero in stato di schiavitù; anche, furto di uno schiavo. 2. Nel diritto moderno, figura criminosa consistente nel sottoporre un individuo al proprio volere, esercitando su di lui un particolare ascendente intellettuale e morale in modo da ridurlo in totale stato di soggezione, annientandone volontà e personalità (la norma che prevedeva, nel codice penale italiano, il delitto di plagio è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella sua totalità dalla Corte Costituzionale nel 1981). 3. Nell’uso com., il fatto di chi pubblica o dà per propria l’opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte: un p. letterario. Per estens., lo scritto o l’opera in cui il plagio si effettua: quest’opera è un p., un vero p., un p. sfacciato; un detto francese afferma che in genere i dizionarî sono plagi in ordine alfabetico.


Proprietà intellettuale L’espressione proprietà intellettuale sintetizza  un insieme di istituti che attribuiscono un diritto di esclusiva all’impresa innovatrice (le cosiddette privative industriali). Rientrano nella categoria della proprietà intellettuale il diritto d’autore, i segni distintivi e le invenzioni industriali. Il sistema delle privative industriali mira a promuovere la concorrenza in senso dinamico, attraverso un meccanismo di premio-incentivo: l’ordinamento premia l’impresa innovatrice, garantendole un diritto di esclusiva sul trovato e, in tal modo, incentiva il processo di innovazione tecnologica. La ricerca e l’attività creativa in genere presuppongono, infatti, costi elevati e determinano l’esigenza di predisporre una disciplina giuridica che garantisca la possibilità di una congrua remunerazione economica del lavoro intellettuale e degli investimenti effettuati, e scongiuri al contempo il rischio che altri li sfruttino ingiustamente. La protezione contro tale rischio si realizza attraverso regole specifiche che attribuiscono all’autore/inventore diritti esclusivi sui risultati della sua attività e impediscono a ogni altro l’utilizzazione e il godimento del bene immateriale o, quanto meno, ne subordinano l’utilizzazione a un compenso.